ASCOLI SATRIANO 5 DICEMBRE 2015 AUTOINTITOLAZIONE DEL POLO MUSEALE DIOCESANO: UN COMMENTO TRATTO DA UNO SCRITTO DI DON LORENZO MILANI DEL 1968

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Come non commentare tutto ciò col rammentare quanto scriveva,55 anni fa,don Lorenzo Milani?“No,via,bisogna confessarlo,nessuno di noi si è curato di educare il suo vescovo e se tanti vescovi vengon su come li vediamo,sicuri di sé,saputelli,superbi,ignoranti,enfants gâtés, come potremmo voler male a uno di loro,noi che non abbiamo fatto nulla per tender loro una mano e riportarlo al mondo d’oggi e alla umiltà cristiana e alla giusta gerarchia dei valori?E quel loro essere così non è per la Chiesa un male molto più grande di quanto non lo potrà essere quel po’di turbamento che in qualche animo debole faranno certe critiche?È meglio conservare il piedistallo alto nell’illusione di coprire un po’ alla meglio la vuotezza dei vescovi o è meglio buttar giù il piedistallo e ottenere,per mezzo di un po’ di critica,vescovi capaci di non dire sciocchezze?Non vien voglia di dire al vescovo ciò che si pensa.È più comodo trattarlo coi soliti dorati guanti di menzogna che danno modo a lui e a noi di vivere senza seccature.Ed egli intanto cresce e matura e invecchia senza crescere né maturare né invecchiare.Fa errori puerili, s’intende di tutto con la beata incoscienza di un infante.E come potremo non reagire a questo fatto assurdo?Il rispetto?Tacere non è rispetto. Meglio essere irrispettosi che indifferenti davanti a un fatto così serio.Le informazioni a un vescovo da dove credi che arrivino?Creature sono,creature fallibili,spesso creature maliziose quelle che giorno per giorno hanno l’onore di formare il pensiero del vescovo.Che orrore!E noi bisogna star zitti?Perché noi zitti?Son più bellini quegli altri?E poi c’è la figura patetica di quell’uomo prigioniero nell’informazione reticente e nell’ossequio vile.E fa pietà non solo per i cristiani e per i lontani che egli ingiustamente ha disorientato,ma anche per lui stesso.Un prigioniero bisogna aiutarlo e liberarlo e tanto più quando è prigioniero il nostro padre.Se non gli sbraneremo il muro di carta e non gli dissolveremo il muro di incenso,Dio non ne chiederà conto a lui ma a noi”[LORENZO MILANI,Perché tacere?(Vicenza,La Locusta, 1968)].Così scrive il prof.F.Capriglione...:"Cerimonia di intitolazione del Museo Ecclesiastico Diocesano di Ascoli Satriano al vescovo dimissionario,mons.F.di Molfetta, presso l’Auditorium Diocesano del Polo Museale ascolano.Discorso di autoesaltazione del vescovo dimissionario, contornato,a destra,dal sindaco di Ascoli Satriano, Savino Danaro,e,a sinistra,dal Vicario Generale della diocesi,mons.Carmine Ladogana,il quale,dopo aver lungamente esposto i grandiosi meriti di mons.di Molfetta,(dimenticando,però,quelli dei suoi collaboratori quali il defunto e compianto parroco della cattedrale di Ascoli Satriano mons.Leonardo Cautillo che,a detta delle varie amministrazioni comunali succedutesi,dei cittadini,di vari personaggi locali e dei fedeli,è stato il vero promotore della istituzione del museo diocesano e civico invitando il vescovo a sottoscrivere,con l'amministrazione Rolla,un atto con il quale la diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano e comune di Ascoli Satriano potessero partecipare al concorso,indetto dalla Regione Puglia,per la valorizzazione dei musei e di strutture utili per tale scopo)rivolgendosi all’uditorio plaudente (per la verità pochissimi cittadini e fedeli ascolani presenti. La loro assenza viene intesa come disaccordo per quanto il vescovo, ancora vivente, ha deciso a sua futura gloria),cui sottolineava 'il bisogno di dare il nome a tutto quello che qui vedrete' (arrogandosi, falsamente, anche i meriti del rifacimento delle tre navale della cattedrale di Ascoli per i lavori intrapresi dal compianto parroco mons. Leonardo Cautillo che ha acceso, nel 2007, un mutuo con la curia diocesana da estinguere il 12 anni!),concludeva entusiasta:'Il nome non poteva essere che quello di Felice di Molfetta'”.